Archivio per Ottobre 23, 2008

Cossiga a proposito dei disordini

Dall’intervista rilasciata dal senatore Francesco Cossiga al quotidiano La Nazione.

Domanda – Presidente Cossiga, pensa che minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?

Risposta – Dipende, se ritiene d’essere il Presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitico PCI ma l’evanescente PD, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia.

D – Quali fatti dovrebbero seguire?

R – Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero Ministro dell’interno.

D – Ossia?

R – In primo luogo, lasciar perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…

D – Gli universitari, invece?

R – Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.

D – Nel senso che…

R – Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.

D – Anche i docenti?

R – Soprattutto i docenti.

D – Presidente, il suo è un paradosso, no?

R – Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!

D – E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? In Italia torna il fascismo, direbbero.

R – Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio.

D – Quale incendio?

R – Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese.

Francesco Cossiga ha 80 anni, speriamo sia l’ateroscherosi.

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Solo gli stupidi non cambiano idea.

Per citare Homer Simpson “Solo gli stupidi non cambiano idea”

Ecco, per chi non ci avesse fatto caso, ad una simpatica controaffermazione del presidente del consiglio Silvio Berlusconi.

22 ottobre 2008

Berlusconi: “Polizia negli atenei”

fonte: La Repubblica

23 ottobre 2008

Berlusconi: “mai parlato di polizia nelle scuole”

fonte: Il Secolo XIX

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La ricetta di Piero Calamandrei

In questi anni di leggi assurde, di economie sfasciate e di informazione inesistente mi sembra giusto aiutare chi tenta con unghie e denti di informare e far conoscere fatti e personaggi in maniera oggettiva.

Riapro con questo articolo, dedicato a Piero Calamandrei, questo blog, uno come tanti. Sicuramente non lo utilizzerò esclusivamente per inserire notizie di cronaca ed informazione, ma altrettanto sicuramente non troverete mai gli ultimi video di Tiziano ferro o i risultati del mio fantacalcio. Spero di allettarmi con notizie nuove e interessanti.

Piero Calamandrei era un avvocato, nonchè docente universitario. Durante il ventennio fascista fu uno dei pochissimi professori e avvocati che non ebbe né chiese la tessera del Partito Nazionale Fascista continuando sempre a far parte del movimento antagonista.

Calamandrei nel 1950 pronunciò un discorso che è più che mai attuale.

“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi, ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.

Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”

(in Scuola Democratica, 20 marzo 1950.) “

Fonte: www.wikipedia.it

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