Archivio per Ottobre 25, 2008

Il sole non è soggetto ai monopoli

Il premio nobel per la fisica Carlo Rubbia ha rilasciato un’intervista al giornale La Repubblica in cui risponde ad alcune domande sul nucleare e sulle possibili soluzioni alla crisi energetica.

D: Qual è, dunque, la sua visione sul futuro dell’energia?

R : “Non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è   destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, come del resto anche l’oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra”

D: E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l’uranio ed escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l’alternativa?

R: “Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell’elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità”.

D: Il sole, però, non c’è sempre e invece l’energia occorre di giorno e di notte, d’estate e d’inverno.

R: “D’accordo. E infatti, i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l’energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l’acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente”.


D: Se è così semplice, perché allora non si fa?

R: “Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com’è accaduto del resto per il computer vent’anni fa”.

leggi l’intera intervista su: www.repubblica.it

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