Archivio per filosofia

Animali inutili, estinguetevi!

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Ultimamente su vari telegiornali e notiziari online ho sentito e letto la notizia che sarebbe possibile riportare in vita alcune specie estinte, come il mammuth, il dodo, il moa o la tigre della Tasmania.

Una domanda sorge spontanea e doverosa:  Ne abbiamo bisogno? Non bastano gli animali che abbiamo?

Sulla terra ci sono circa 1.500.000 specie di animali. Di cui 750.000 specie solo di insetti.

ma…. io dico…

tolti quei pochi insetti che servono alla riproduzione delle piante, a cosa servono tutti gli altri? a cosa servono le zanzare? forse l’unica zanzara utile è stata quella per fare il film Jurassic Park, e probabilmente manco era vera….

le mosche, le cicale, i grilli. Tutti inutili.

Voi potreste dire:  “servono a nutrire gli uccelli”… allora estinguiamo anche gli uccelli, teniamone giusto qualche specie bella da vedersi, qualcuna lenta per chi vuole dilettarsi con la caccia e poi il resto lo possiamo pure abbattere.

Non dico di togliere tutti gli uccelli di mezzo, ma di semplificare le cose riducendone le specie a qualche decina. Si ridurrebbe il lavoro degli ornitologi e si farebbero felici un po’ di studenti.

Ora passiamo ai pesci,  ce ne sono ben 30.000 specie!!!! Ma quando andiamo al mercato quante specie troviamo sul bancone? Ne troviamo così tante? Certo che no, al massimo qualche decina, e tutte le altre decine di migliaia a cosa caspita servono? Lasciamone giusto qualche centinaio, giusto per variare ogni tanto, però pesci del calibro degli squali o delle murene, a cosa servono, se non a spaventare e mangiarsi il pesce che potremmo mangiare noi?  O mammiferi marini come i lamantini, le balene, le orche, i capodogli, ecc… a cosa servono? O mammiferi terrestri come l’elefante, le giraffe, i lupi, gli orsi, ecc… Se non fosse per il nostro ingegno, a trovare un utilità alternativa alla tavola per questi animali, questi crescerebbero esponenzialmente non avendo predatori naturali.

Ok lasciamone qualcuno per il circo, per qualche ristorante esotico, ma il resto si può diregere ordinatamente nelle camere a gas.

I dinosauri si sono comportati con onore, hanno capito di non servire a niente e si sono lasciati morire.  Spero che a questa conclusione ci arrivino anche altre specie, autodistruggendosi.

L’uomo, infatti, essendo intelligente, è sulla buona strada dell’autodistruzione.

Gabriele

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Cos’è la natura?

Salve a tutti, io sono Gabriele!

Come tutti anch’io ho sentito il bisogno di creare il mio blog, sarà stata la necessità di comunicare, di farsi sentire, di esprimere una propria opinione, o la speranza di notorietà, o tutte queste ragioni insieme, chi lo sa!

auto naturaleIn questo primo post ho scelto di parlare di un argomento filosofico, su cosa sia o meno naturale.
Un grattacielo, è un elemento naturale? O solo un filo d’erba è naturale?

I filosofi definiscono la natura in due modi:
- positivamente, come l’insieme di tutti gli enti, compreso l’uomo, caratterizzati dall’avere la causa della propria generazione in sé stessi e non nell’opera di altri;
- negativamente, come l’insieme di tutti gli enti che non sono stati artefatti dall’uomo.

Io la definisco in un terzo modo, cioè, “universalmente“. Per me tutto ciò che esiste, che sia o meno stato creato dall’uomo, è natura.
Molti in un nido con le uova vedono qualcosa di naturale, mentre in un capannone di Eternit vedono qualcosa di artificiale. Ma i nidi nascono da soli, o qualcuno li costruisce? Se un uccello creasse il suo nido con fili di plastica, sarebbe ancora naturale? Secondo me, non vi è alcuna differenza! Noi, in quanto esseri umani siamo esseri naturali, come una rondine appunto; l’intelligenza ci ha fatto evolvere, e con l’evoluzione abbiamo scoperto come manipolare ciò che ci circonda.
Una moto è naturale quanto un albero o un fiume.
Questo è il mio modo universale di definire la natura, molti non saranno d’accordo, altri condivideranno questa mia definizione, non importa quale sia la vostra opinione, l’importante è averla un’opinione, perché nessuno ha torto e nessuno ha ragione!

Gabriele Ciardo.

il cannocchiale

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