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Prima centrale ibrida in costruzione

La settimana scorsa è iniziata la costruzione della prima centrale ibrida del mondo. Combinando turbine eoliche, biogas e idrogeno questa centrale tedesca produrrà energia ‘pulita’ in modo continuo. Entrerà in funzione già nel 2010 e, secondo alcuni, sarà la prima di una lunga serie.

Angela Merkel ha inaugurato la costruzione della prima centrale ibrida del mondo
Le energie rinnovabili, dicono alcuni, sono inaffidabili. Pannelli solari e turbine eoliche non potranno mai sostituire i combustibili fossili, poiché forniscono energia in modo discontinuo. Questa è la critica che più spesso colpisce le energie pulite. Sul fatto che le energie rinnovabili siano condizionate dalla Terra e non dall’uomo, non c’è dubbio. Ma se abbattessimo gli sprechi e apllicassimo un reale risparmio energetico, le energie rinnovabili potrebbero essere sufficienti per tutti: bisognerà, però, immagazzinare il surplus di energia rinnovabile prodotta ogni volta che le centrali sono operative.
Quest’idea è ormai a qualche passo dalla realizzazione. Martedì 21 aprile, infatti, è iniziata la costruzione della prima centrale ibrida del mondo. Una combinazione di energia eolica, biogas e idrogeno garantisce almeno 6 megawatt di energia pulita indipendentemente dalle condizioni del vento.
La centrale viene costruita a Prenzlau, una cittadina del Brandenburgo ad un centinaio di chilometri a nordest di Berlino. Assieme al primo ministro del Brandenburgo, Matthias Platzeck, il cancelliere Angela Merkel ha posto simbolicamente la prima pietra della centrale.
Almeno 21 milioni di euro: sarà questo il costo complessivo della costruzione. La società per azioni Enertrag è l’investitore principale della centrale. Quest’impresa di energia eolica è una delle principali d’Europa: gestisce circa 440 centrali all’interno del continente.
L’elemento principale della centrale sarà costituito da tre turbine eoliche con un potenziale totale di 6.000 kWMa come farà a costruire una centrale sia ‘pulita’ che affidabile?

L’elemento principale sarà costituito da tre turbine eoliche con un potenziale totale di 6.000 kW. Quando queste produrranno più energia elettrica di quella richiesta sul momento, un trasformatore da 500kW utilizzerà l’energia superflua per la produzione di idrogeno. L’idrogeno verrà dunque prodotto senza emissioni di CO2, per essere poi immagazzinato.
In periodi caratterizzati da poco vento, o da elevate richieste energetiche, l’idrogeno salvato verrà mischiato al biogas (prodotto anch’esso all’interno della centrale). Questo miscuglio verrà poi ritrasformato in energia elettrica e termica.
La centrale ibrida sarà quindi in grado di fornire energia anche in mancanza di vento. Se l’assenza di vento persistesse, e quindi l’idrogeno scarseggiasse, verrebbe semplicemente utilizzato più biogas del normale. Viceversa, in condizioni di forte vento, per evitare di sovraccaricare la rete, l’energia eolica verrà trasformata in idrogeno.
“Così ci ricolleghiamo anche alle auto a idrogeno: quello prodotto da fonte rinnovabile è l’unico a rendere sostenibile una mobilità CO2-neutrale”, spiega Jörg Müller, l’amministratore delegato di Enertrag. Purtroppo, però, l’idrogeno prodotto da questi impianti verrà utilizzato in gran parte per controbilanciare i periodi in mancanza di vento, e non potrà quindi venir impiegato nella mobilità.

Producendo l’idrogeno da energia convenzionale o da risorse fossili, vengono emesse quantità enormi di CO2

Il problema della mobilità rimane dunque irrisolto: anche l’idrogeno prodotto da energia convenzionale o da risorse fossili è problematico perché la sua produzione causa enormi emissioni di CO2. Con questo tipo di produzione il bilancio di emissioni è addirittura superiore che immettendo i combustibili fossili direttamente nel motore delle macchine.

Risolta è invece, la questione dello stoccaggio prolungato di energia rinnovabile: “L’idrogeno è il miglior modo per accumulare grandi quantità di energia prodotta da fonti rinnovabili,” assicura Werner Diwald, presidente di Enertrag.

“La sola rete di biogas tedesca può immagazzinare la quantità di idrogeno necessaria per produrre il 60% dell’elettricità annuale tedesca. Ciò dimostra che l’accumulo di grandi quantità di energia eolica non è affatto impossibile.”

La centrale di Prenzlau entrerà in funzione già tra un anno, ma si troverà sola. Secondo Platzeck, però, tra una ventina di anni vi saranno centrali ibride ovunque. Forse addirittura in Italia.

L’accumulo di energia pulita è a qualche passo dalla realizzazione.

Resta l’altro fattore fondamentale per liberarsi dai combustibili fossili: l’abbattimento degli sprechi.

WWW.terranauta.it

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PARTITO FINLANDESE: «Votateci, fermeremo Berlusconi»

Il partito Keskusta contro le ultime dichiarazioni del leader italiano: «No a chi racconta frottole»

Il manifesto elettorale finlandese
Il manifesto elettorale finlandese

HELSINKI - Come tutte le campagne elettorali finlandesi, anche quella per il Parlamento europeo del prossimo 7 giugno finora era stata condotta quasi in sordina. Si preannunciava qualche comizio, qualche dibattito in tv dove i vari candidati avrebbero risposto, una alla volta senza interrompersi uno con l’altro, alle domande del moderatore. Insomma, una campagna elettorale ben diversa dai canoni italiani.

MANIFESTO – A surriscaldare la temperatura elettorale è stato un manifesto del ‘Keskusta’ (Partito di centro), il partito del Premier Matti Vanhanen. Il titolo non poteva essere più esplicito: «Berlusconi è contro la Finlandia». Il testo fa riferimento alla fantomatica chiesetta in legno del ‘700 ed alla altrettanto fantomatica visita ufficiale del Presidente del consiglio italiano durante la quale andò ad ammirarla dopo tre ore di viaggio. Come dichiarato dal portavoce del ministro degli Esteri finlandese, Alexander Stubb, Berlusconi non è mai stato in visita ufficiale nel Paese nordico. Nel 1999 fu in Finlandia in visita privata, per partecipare ad una riunione del Partito Popolare Europeo al quale Forza Italia aveva aderito l’anno prima. In quella occasione, dice sempre il ministero degli esteri finlandese, Berlusconi non fu accompagnato dai dirigenti del ‘Kansallinen Kokoomus’ (Alleanza nazionale, in italiano), che fa parte del PPE, in nessuna chiesetta di legno.

POLEMICA POLITICA – Il testo del manifesto del Keskusta (fino al 1988 si chiamava ‘Partito agrario’ ed il suo leader era Urho Kekkonen, presidente della Finlandia dal 1956 al 1982) dice che bisogna impedire l’arrivo al Parlamento europeo di tipi usi a parlare a ruota libera, a dire sciocchezze e a raccontare frottole. Il Parlamento, invece, è un luogo in cui si prendono importanti decisioni che incidono sulla vita dei cittadini europei, sia quelli che vivono in villaggi con chiese di legno sia quelli della città dove c’è il Colosseo. Il Keskusta, insomma, accusa in modo indiretto il partito del Kokoomus di fare comunella, in Europa, con tipi come Silvio Berlusconi, il quale ha un indice di gradimento -in Scandinavia- non certo del 75% come in Italia. Anzi. C’è da prevedere, nei prossimi giorni, un aumento della lotta politica in Finlandia sulla base delle dichiarazioni di Berlusconi riguardo alle ragazze finlandesi, purché maggiorenni.

PROTAGONISTA – I tre partiti maggiori, Keskusta, Kokoomus, Partito socialdemocratico, hanno circa il 25% dei voti a testa. Ogni variazione anche minima può essere decisiva per essere il partito più votato e, dunque, quello incaricato di formare, quando verrà il momento, la coalizione governativa. E’ sotto questa luce che la lotta per le elezioni europee oltre ai temi classici (crisi economica, ambiente, normative comunitarie) adesso ha un nuovo e strano – almeno per i finlandesi – protagonista: Silvio Berlusconi e le sue battute.

corriere.it

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Incontro tra tiranni

Forse un po’ distratti dal gossip di casa nostra (leggasi divorzio Lario-Berlusconi) non ci siamo accorti di un incontro ufficiale importante passato in sordina a da dichiarazioni imbarazzanti

Alexander Lukashenko, presidente della Bielorussia, che Condoleeza Rice qualche anno fa definì “l’ultimo dittatore d’Europa”e che dopo la sua salita al potere eliminò la stampa libera e imprigionò esponenti dell’opposizione, il 28 Aprile era in Italia per incontrare ufficialmente Silvio Berlusconi e Papa Benedetto XVI. Lukashenko sta cercando di riallacciare i rapporti con l’Occidente, dopo un isolamento durato quasi dieci anni. L’UE addirittura nel 1999 vietò a Lukashenko di mettere piede sul suolo europeo per violazione dei diritti umani. La messa al bando è stata momentaneamente tolta quest’anno per ammorbidire i rapporti tra l’Unione e la Bielorussia e per permettere al presidente-dittatore di partecipare al summit di Maggio a Praga, dove la Bielorussia è invitata con altri paesi dell’Est europeo per discutere di politica estera, energia e commercio. In molti in Europa hanno tirato un sospiro di sollievo nel sapere che Lukashenko non parteciperà al summit. Sarebbe stato imbarazzante farsi fotografare in pubblico con l’ultimo dittatore d’Europa, stringere la mano a chi ha imprigionato l’opposizione, sorridere a chi ha messo il bavaglio alla stampa. Sarebbe stato imbarazzante per molti ma non per Silvio Berlusconi e Benedetto XVI che per primi hanno rotto l’isolamento del dittatore con convenevoli, sorrisi e battute. Al pranzo ufficiale a Palazzo Chigi Berlusconi anzi si è augurato di poter rivedere Lukashenko al summit di Praga. Addirittura Berlusconi sta organizzando una visita ufficiale a Minsk per l’autunno. La prima visita ufficiale di un rappresentante occidentale dopo anni di isolamento. Per il governo italiano infatti la Bielorussia ha fatto grandi passi avanti verso la democratizzazione, secondo quanto riporta Frattini a cui si chiedeva se fosse davvero necessario stringere la mano ad un tiranno e trattarlo con tutti i convenevoli.

CONVENEVOLI TRA TIRANNI? - La parte più comica (o tragica a seconda dei punti di vista) è che nella conferenza stampa il dittatore Lukashenko ha dichiarato che Berlusconi non è un dittatore ma un patriarca”. Detto da un tiranno dobbiamo fidarci quindi. Non solo ma: ”Il premier italiano non ha bisogno di consigli, ero io a chiederne. Il 75 per cento degli italiani ripone fiducia in Berlusconi”. Sì, avete capito bene. Berlusconi ha dato consigli a Lukashenko su come fare il dittatore. Notevoli poi le lodi sperticate di Lukashenko nei confronti di Berlusconi e della sua popolarità. O è invidia? Il consenso del Bielorusso è sceso negli ultimi anni e vuole copiare la strategia berlusconiana? Non sappiamo poi se Berlusconi abbia mimato il mitra come fece in passato con Putin. Ma siamo sicuri che avrà intrattenuto Lukashenko con barzellette sui comunisti e sui giornali di sinistra contro di lui. Lukashenko si sarà commosso vedendo in Berlusconi lui da giovane.

CLIMA POSITIVO - Venendo all’altro incontro ufficiale a Roma, quello cioè con Ratzinger, secondo la sala stampa vaticana è durato 25 minuti (lunghissimo per le abitudini del pontificato di Benedetto XVI). Nell’incontro, avvenuto secondo il Vaticano in un “clima positivo”, si è parlato di rapporti interreligiosi, politica interna e di pace nel mondo. Esatto, non è uno scherzo. Ratzinger ha parlato con l’ultimo dittatore d’Europa di pace nel mondo. Ormai ci siamo abituati un po’ a tutto di questi tempi…

Fabristol

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Teniamo Peppino in vita

31 anni fa moriva Peppino Impastato, un ragazzo che non ha mai accettato il fatto che la sicilia fosse comandata da mafiosi, ladri e assassini, forse all’epoca la “mafia” era più evidente, girava in giro con la pistola e si riuniva in gran consiglio e si sapevano i nomi di tutti, per un’assurda fama fondata sul terrore. All’epoca ragiovana con la violenza, con le bombe e le pistole, con rapimenti e sparatorie, con sicari venuti da lontano e con corpi mai trovati. Ora invece no, ora la “mafia” non è più così evidente, ce la fanno passare per normalità, la troviamo ovunque, nei concorsi pubblici e privati, negli ospedali, nei cimiteri, nelle cliniche, all’università, negli enti pubblici, alle elezioni, nei comuni, in parlamento, e ogni volta che ci viene negato ciò che ci spetta di diritto; perchè ora la “mafia” ragiona con le raccomandazioni, con le mazzette e gli appalti truccati, ragiona con i finanziamenti europei, e i rimborsi elettorali, la mafia è cambiata, e con lei dobbiamo cambiare anche noi, dobbiamo reagire, farci sentire, rompere le scatole a chi di dovere se qualcosa non ci sembra giusta, non cercare scorciatoie e sopratutto ci dobbiamo informare.

Peppino gridava forte il suo dissenso, troppo forte per i gusti di qualcuno, che nella notte tra l’8 e il 9 del 1978 lo fece saltare in aria.

Facciamo rivivere Peppino nelle nostre parole e soprattutto nelle nostre azioni.

Nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio,
negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di giustizia che lo portò a lottare,
aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell’ambiente da lui poco onorato,
si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un ideale ti porterà dolore.

I Cento Passi – Modena City Ramblers

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“Ma io per il terremoto non do neanche un euro…”

Nonostante le centinaia, forse migliaia, campagne di racconta fondi per aiutare gli amici abruzzesi, una voce ha rubato l’attenzione di tutti: “Ma io per il terremoto non do neanche un euro…” sono le parole di Giacomo Di Girolamo, un giovane giornalista di Marsala, che porta dentro la rabbia di tanti che finora non hanno avuto voce.

Giacomo è stato invitato al programma di Michele Santoro in onda su Raidue alle ore 21. Ospiti in studio saranno l’on. Niccolò Ghedini del PdL, l’on. Antonio Di Pietro de L’Idv, il giornalista del Sole24Ore Mariano Maugeri e il Capo della Sala Italia della Protezione Civile Titti Postiglione. Nella puntata di domani anche la satira di Sabina Guzzanti.

Ecco le parole di Giacomo Di Girolamo.

“Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.

Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.

Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.

C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?

Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme – da generazioni – gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.

Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.

Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.

Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.

Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.

Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.

Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.

Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.

Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.

E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.”

Giacomo Di Girolamo

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Terremoto in Abruzzo: prevedibile

Gianpaolo Giuliani, ricercatore presso i Laboratori nazionali del Gran Sasso ha messa a punto da tempo uno strumento chiamato “Precursore sismico,” che permetterebbe di rilevare con un anticipo di 6-24 ore l’arrivo di un terremoto e che sarebbe basato sull’esame del comportamento del Radon all’interno del terreno.

Tutto l’ Abruzzo nelle scorse settimane era stato colpito dal cosiddetto “sciame sismico”, cioè una serie di scosse, di lieve entità, percepite per lo più solo dagli strumenti. Ma negli ultimi giorni la situazione stava peggiorando e Gianpaolo Giuliani aveva lanciato l’allarme: la regione sarà colpita domenica 29 marzo da un terremoto «disastroso». Giuliani è stato denunciato per procurato allarme. E Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, ha ripetuto che «lo sanno tutti che i terremoti non si possono prevedere».

Nella notte del 29 marzo c’era infatti stato a Sulmona un terremoto di 4 gradi della scala Richter. Questo e la «profezia» aveva fatto scattare il panico tra i cittadini di Sulmona e dintorni. L’analisi di Giuliani era basata sull’analisi di un gas radioattivo, il radon, che si libera dal sottosuolo quando le faglie vengono attivate il gas trova una via di fuga giungendo in superficie. Giuliani aveva dato anche un’indicazione precisa dell’allarme: da lì a poche ore. Il sisma però non era avvenuto. Ma la terra si è scatenata circa una settimana dopo.

Oggi, dopo la tragedia, Giuliani parla con amarezza: «C’è il rischio che domani mi mettano in galera – dice – ma confermo: non è vero, è falso, che i terremoti non si possono preveder. Sono 10 anni che noi riusciamo a prevedere eventi di questo tipo in una distanza di 100-150 chilometri da noi. Da tre giorni – continua- vedevamo un forte aumento di radon, al di fuori della soglia di sicurezza. E forti aumenti di radon segnalano forti terremoti. Questa notte il mio sismografo denunciava una forte scossa di terremoto e ce l’avevamo online. Tutti potevano osservarlo e tanti l’hanno osservato. Poteva essere visto ce ci fosse stato qualcuno a lavorare o si fosse preoccupato. Abbiamo vissuto la notte più terribile della nostra vita, sono sfollato anche io… Questi scienziati canonici, loro lo sapevano che i terremoti possono essere previsti».

In questo video Giuliani spiega il funzionamento del “precursore sismico”.

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Effetto serra? Non esiste!

I cambiamenti climatici non esistono. E se esistessero farebbero un gran bene.

E’ una mozione che porta, tra le varie firme di esponenti della maggioranza, anche quelle di

dell'utri Dell’Utri (senatore per il Pdl)

(condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa e in Cassazione per frode fiscale) ,

nania Nania (senatore per il Pdl)

(condannato a 7 mesi nel 1969 per lesioni volontarie personali e nel 2004 condannato, in primo grado, per abusi edilizi della sua casa di Barcellona Pozzo di Gotto, ne è stato prosciolto in appello nel 2005 perché nel frattempo la legge era stata cambiata) e

poli bortone Poli Bortone (senatrice per il Pdl)

(rinviata a giudizio, insieme ad altre nove persone, con l’accusa di abuso d’ufficio.).

In polemica con la Commissione europea che dà “per scontata l’attribuzione della responsabilità del riscaldamento globale in atto da circa un secolo nell’atmosfera terrestre all’emissione dei gas serra antropogenici”, i parlamentari del centrodestra professano senza esitazione la loro fede scettica. Sostengono che “una parte consistente e sempre più crescente di scienziati studiosi del clima non crede che la causa principale del peraltro modesto riscaldamento dell’atmosfera terrestre al suolo finora osservato (compreso fra 0,7 e 0,8 gradi centigradi) sia da attribuire prioritariamente ed esclusivamente all’anidride carbonica di emissione antropica”.

E se invece il mutamento climatico fosse veramente in atto? Niente paura – si legge nella mozione che verrà discussa giovedì in Senato – sarebbe una gran bella cosa: “Se pure vi fosse a seguito dell’aumento della concentrazione dell’anidride carbonica nell’atmosfera un aumento della temperatura terrestre al suolo, i conseguenti danni all’ambiente, all’economia e all’incolumità degli abitanti del pianeta sarebbero molto inferiori a quelli previsti nel citato Rapporto Stern e addirittura al contrario maggiori potrebbero essere i benefici”.

A queste affermazioni non posso che ribattere dicendo,

Cari Onorevoli (anche se di onorevole non avete nulla), attenti agli scienziati che frequentate, perchè in giro ci sono ancora dottori che negano che il fumo faccia male, “scenziati” che negano l’evoluzionismo darwiniano, “esperti” che negano la shoah e se cercate bene troverete ancora qualcuno che pensa che la terra sia piatta, quindi cari Senatori attenti alle cattive compagnie,  perchè andando con gli stupidi si rischia di diventarlo.

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Luttazzi batte Berlusconi

travaglio-luttazzi-vs-berlusconi

Come ricorderete in molti, tanti anni fà, 8 per la precisione, e più precisamente il 14 marzo del 2001, andava in onda un programma su Rai 2 condotto da Daniele Luttazzi, Satyricon e come ospite della serata c’era un giovane e ancora sconosciuto Marco Travaglio.

Marco Travaglio era andato a parlare del suo libro “L’odore dei soldi” e nell’intervista Luttazzi intervistava Travaglio che rispondeva  con documenti e atti ufficiali. Da dove ha preso Berlusconi i miliardi per cominciare? Perché ha ospitato un boss, poi condannato a due ergastoli, a casa sua? Perché la Rai ha sempre scansato l’ultima intervista di Paolo Borsellino, acquisita da chi indaga sulle stragi di Capaci, via D’Amelio e degli Uffizi? Intervista nella quale, spiegava Travaglio, il magistrato parlava dell’interesse della procura di Palermo per Berlusconi, Dell’Utri e Mangano.

Queste e altre domande vengono snocciolate in trasmissione e Berlusconi non ci sta, non gli sembra giusto che qualcuno scopra il vaso di Pandora, bisogna far qualcosa.

Berlusconi querela la Rai, il produttoro, il direttore di rete ed ovviamente Travaglio e Luttazzi.

La Rai sopprime il programma e Luttazzi viene bandito da tutte le reti.

… 4 anni dopo …

Il Tribunale di Roma assolve gli imputati da tutti i capi di accusa  e condanna Silvio Berlusconi al risarcimento delle spese processuali e dei danni.


…Luttazzi non è più ricomparso in tv…

Qui potete vedere i video della trasmissione incriminata diviso in tre parti:

VIDEO:       parte1 parte2 parte3

e per gli amanti delle sentenze ecco a voi quella in questione:

SENTENZA


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Silvio più carica

Oggi con Silvio hai

fino al 30% in più

delle tue case.

L’ampliamento non è regolamentare?

Non c’è problema, ora con Silvio puoi.

Vuoi ampliare in una zona non edificabile?

Non c’è problema, ora con Silvio puoi.

Passa a Silvio, e avrai un garage in omaggio, perchè con Silvio hai sempre di più.

regolamento valido fino a caduta governo, non si accettano reclami o manifestazioni, per ulteriori informazioni visita il sito www.silviopiucarica.com

casavodafone

C’è chi la chiama legge anti-catapecchie, chi un rinnovamento edilizio stile Obama, cioè per promuovere l’utilizzo delle fonti di energia alternativa. Ma la rivoluzione annunciata da Silvio Berlusconi per l’edilizia, “un piano straordinario con effetti eccezionali sulla casa”, dice il premier, promettendone l’approvazione al prossimo consiglio dei ministri, è anche qualcos’altro.

C’è un intervento di edilizia popolare con un piano da 550 milioni concordato con le regioni: le case saranno date in affitto a giovani coppie, anziani, studenti e immigrati regolari, con diritto di riscatto. Ma il grosso della manovra è un altro: il via libera a un sostanzioso aumento delle cubature di tutto il patrimonio edilizio esistente, una liberalizzazione spinta delle norme per costruire, un ritorno in alcuni casi al “ravvedimento operoso” dal sapore di condono. C’è un articolato, già discusso da Berlusconi con i governatori del Veneto, Giancarlo Galan, e della Sardegna, Ugo Cappellacci, che costituisce l’ossatura di quella “rivoluzione” annunciata ieri, che ha ottenuto già l’approvazione delle due Regioni. È probabile che al prossimo consiglio dei ministri il premier proponga un progetto molto simile a quello dei governatori.

Vediamolo questo progetto di stampo “federalista” che potrebbe essere ripreso in gran parte dal governo. Titolo: “Intervento regionale a sostegno del settore edilizio e per promuovere l’utilizzo di fonti di energia alternativa”. Dà la possibilità alle Regioni che la accettino, di ampliare gli edifici esistenti del 20%, di abbattere edifici ( realizzati prima del 1989) per ricostruirli, con il 30% di cubatura in più, in base agli “odierni standard qualitativi, architettonici, energetici”, di abolire il permesso di costruire per sostituirlo con una certificazione di conformità, giurata, da parte del progettista, di rendere più veloci e certe le procedure per le autorizzazioni paesaggistiche.


Il primo punto riguarda l’ampliamento degli edifici esistenti. I Comuni posso autorizzare, ” in deroga ai regolamenti e ai piani regolatori” l’ampliamento degli edifici esistenti nei limiti del 20% del volume, se gli edifici sono destinati ad uso residenziale, del 20% della superficie se sono destinati ad altri scopi. L’ampliamento deve essere eseguito vicino al fabbricato esistente. Se è giuridicamente o materialmente impossibile sarà un ” corpo edilizio separato avente però carattere accessorio”. In caso di edifici composti da più unità immobiliari l’ampliamento può essere chiesto anche da singoli separatamente.

Ma non basta. La Regione “promuove” la sostituzione e il rinnovamento del patrimonio mediante la demolizione e la ricostruzione degli edifici realizzati prima del 1989, che non siano ovviamente sottoposti a tutela, e che debbono essere adeguati agli odierni standard qualitativi, architettonici ed energetici. Anche qui i Comuni possono autorizzare l’abbattimento degli edifici ( in deroga ai piani regolatori) e ricostruirli anche su aree diverse ( purché destinate a questo scopo dai piani regolatori). Qui l’aumento di cubatura previsto è del 30% per gli edifici destinati a uso residenziale, e del 30% della superficie per quelli adibiti ad uso diverso. Se si utilizzano tecniche costruttive di bioedilizia o che prevedano il ricorso ad energie rinnovabili l’aumento della cubatura è del 35%.

Tutti questi interventi debbono rispettare le norme sulle distanze e quelle di tutela dei beni culturali e paesaggistici, non potranno riguardare edifici abusivi, o che sorgono su aree destinate ad uso pubblico o inedificabili, non potranno essere invocate per aprire grandi strutture di vendita, centri commerciali. Sono previsti sconti fiscali: il contributo di costruzione sugli ampliamenti sarà infatti ridotto del 20% in generale e del 60% se la casa è destinata a prima abitazione del richiedente o di uno suo parente entro il terzo grado.

Fin qui la legge che verrà proposta alle Regioni, che ha già la disponibilità di Veneto e Sardegna, anche se non c’è dubbio che, con Comuni assetati di quattrini e assediati dalla crisi economica, le adesioni saranno molte. C’è anche una ridefinizione delle sanzioni, solo amministrative nei casi più lievi e più severe se nel caso di beni protetti. E’ previsto un ambiguo “ravvedimento operoso con conseguente diminuzione della pena e nei casi più lievi estinzione del reato”, dal sapore di condono, e norme per semplificare le procedure riguardanti i permessi in materia ambientale e paesaggistica.

fonte: Repubblica.it

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I VERI NUMERI DEL NUCLEARE

Alexandra Prokopenko, vittima disastro di Chernobyl

Alexandra Prokopenko, vittima disastro di Chernobyl

Ci stanno raccontando un mucchio di p… ehm di bugie sul nucleare e su questo tanto discusso accordo Berlusconi-Sarkozy, che più che un patto tra due nazioni mi sembra a tutti gli effetti un accordo tra due persone. Primo, e forse anche ultimo motivo più che sufficiente senza citarne altri, perchè il nucleare in Italia sono in molti a non volerlo, prime tra tutte alcune delle regioni che dovrebbero ospitarlo, tra cui si vocifera la Sardegna, e ricordiamo che lì la destra ha appena vinto le elezioni, ma ad installarsi in casa propria un bel reattore non ci pensa proprio. Piuttosto dovranno passare sul mio corpo, tuona Ugo Cappellacci, il neo-eletto presidente fino a qualche giorno fa abbracciato amabilmente in campagna elettorale a Berlusconi. Arriverà anche ad Arcore questo urlo di dissenso di un  membro del suo stesso partito?

D’altro canto Berlusconi se la cava con i paroloni non compresi dalla massa, come al solito, e snocciola con soddisfazione una sintesi dell’accordo che poco dice del dove, come, quando e a che costo procederemo:

“La Francia ci trasmetterà il suo know how e sarà più facile il passaggio dell’Italia al nucleare.”

Ad ogni modo l’Ecodem che rappresenta gli ecologisti democratici (un altro di quei gruppi ambientalisti che secondo l’informazione pubblica è meno reticente verso il nucleare?) ha diffuso i dati veri sull’accordo nucleare italo-francese. Le vere cifre. Sentiamo un po’ nel Paese delle mezze verità dov’è andata a finire stavolta l’altra metà.

Riprendiamo un comunicato Ansa che riporta la nota diffusa dall’Ecodem (il grassetto è nostro):

“Servirebbe più ‘’serietà e competenza” nell’informare su costi e benefici del nucleare: lo afferma una nota degli Ecodem che contrappone i propri numeri alle ”falsità” diffuse sull’accordo italo-francese.

Primo falso, le minori scorie: ”Innanzitutto le quattro nuove centrali nucleari da 1,6 GW a tecnologia francese, da costruire nella penisola, la prima delle quali (secondo l’accordo) da ultimare entro il 2020, non produrranno meno scorie: questi impianti di III generazione consumano infatti oltre 30 tonnellate di uranio arricchito all’anno che inevitabilmente generano rifiuti radioattivi”.

Secondo falso, la quota di produzione: ”E’ stato affermato che le quattro centrali produrranno a regime il 25 per cento del consumo nazionale: un dato assolutamente falso. Infatti quattro centrali da 1,6 GW potranno al massimo produrre 45 TWh che oggi rappresentano solo il 13 per cento del consumo nazionale”.

Terzo falso, la necessità di avere una maggiore produzione di elettricità: ”Non è assolutamente vero che l’Italia importa una grande quantità di energia elettrica dall’estero, per lo più dal nucleare francese: dall’estero importiamo solo il 12,5 per cento dell’energia, e il dato interessante è che ben l’80 per cento di quell’energia è prodotta da fonti rinnovabili, e non dal nucleare”.

Quarta ”falsità”, la spesa: ”Le cifre stimate per l’analoga centrale finlandese in costruzione sono raddoppiate rispetto alle previsioni. Occorrono 20 miliardi di euro per quattro centrali, 5 ad impianto – sottolinea la nota Ecodem -. Si tratta di numeri enormi che segnalano la necessità di reperire anche risorse private non ancora identificate. Elementi che evidenziano indubbiamente la non convenienza di questo accordo che si ripercuoterà inevitabilmente sulle tasche dei contribuenti.”

fonte: Ecologiae.com

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