Davide Giacalone è uno scrittore italiano, vicino al ministro della Funzione Pubblica e dell’innovazione nella Pubblica Amministrazione, nominato al vertice dell’Agenzia per l’Innovazione. Dopo la bocciatura alla DigitPa da parte del parlamento e il ritiro della candidatura. Ma le competenze dove sono?
Renato Brunetta non è il tipo da perdersi d’animo. Per questo, quando una sua nomina finisce in fumo perché qualcuno in Parlamento si mette di traverso, lui trova comunque il modo di aggirare l’ostacolo. E così il suo consigliere Davide Giacalone, se deve ritirare la candidatura alla DigitPA, poi si ritrova al vertice dell’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’Innovazione, che, riferisce il suo sito internet, “ha la missione di accrescere la capacità competitiva delle piccole e medie imprese, dei distretti industriali e di promuovere l’integrazione fra il sistema della ricerca e il sistema produttivo“.
IL PRIMO TENTATIVO – In gennaio era andata diversamente: Giacalone era stato proposto al vertice della DigitPA, l’ex Cnipa, ma la sua nomina doveva ricevere il parere di Camera e Senato. Da Montecitorio arrivò un sì a maggioranza, da Palazzo Madama il responso fu negativo. Contemporaneamente, comparvero alcune interrogazioni parlamentari che facevano riferimento al passato giudiziario di Giacalone, alle quali il ministro rispose severamente: “Davide Giacalone è stato oggetto, nel 1993, di due inchieste penali, subendo anche provvedimenti cautelari. Non ha mai riconosciuto od ammesso nessuno dei reati a lui contestati. Con riferimento al primo filone di indagini (tangenti Ministero poste), nessuna delle accuse inizialmente mosse, per i reati di corruzione e concussione, si è poi concretizzata nella richiesta di rinvio a giudizio. Per quel che riguarda il secondo filone di indagini (tangenti frequenze Tv), il dott. Giacalone è stato assolto, perché il fatto non sussiste, già al termine dell’udienza preliminare. Sentenza poi confermata e divenuta definitiva. Per queste vicende giudiziarie ha due volte chiesto e ottenuto dallo Stato il risarcimento ai sensi della legge n. 89 del 2001, c.d. “Legge Pinto”.
LE VICENDE GIUDIZIARIE – Tutto corretto nella replica di Brunetta (scritta con uno stile e una terminologia davvero giacaloniani, tra laltro) e anche il Corriere, in questo vecchio articolo del 1993, ricorda che i fatti andarono diversamente: Giacalone, allora appena ventottenne, era da poco entrato nello staff del ministro delle Poste Oscar Mammì: un ragazzo destinato a diventare il golden boy delle tv con un contratto di collaborazione da quasi mezzo miliardo in due anni per la Fininvest di Silvio Berlusconi. E Giacalone, interrogato in carcere dal Pm Paolo Ielo, a raccontare il suo primo incontro con Giuseppe Parrella, direttore dell’ azienda di Stato per i servizi telefonici e gran collettore di mazzette. E a mettere a verbale molte altre cose. L’ ex collaboratore del ministro “spara a zero sul partito repubblicano. Parla di miliardi e miliardi di bustarelle che gli furono consegnati dal boss dell’ Asst. E tira in ballo Mammi’ , Bruno Visentini e Giorgio La Malfa. Su La Malfa dice: “Nel complesso tre o quattro volte i contributi furono portati da me alla segreteria nazionale del Pri. Di tali arrivi era informato Giorgio La Malfa, che mi capitava anche di incontrare per colloqui brevi e cordiali. Una volta, La Malfa mi chiese di dire a Mammi’ se poteva “fare qualche sforzo in piu’ “.
UN UOMO PAZIENTE – Giacalone, siciliano anche se nato a Livorno, 51enne, rinuncia alla nomina prima che il decreto arrivi alla firma del presidente della Repubblica, e diventa responsabile di Free News On Line, la rivista della Fondazione Free, il pensatoio di Brunetta. E intanto continua la sua collaborazione con Libero e l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa fa una rassegna stampa. Finché non arriva il posto all’Agenzia per l’Innovazione, che sembra fatto su misura per lui. La nomina non deve infatti passare per le forche caudine del Parlamento, e quindi nessuno stavolta potrà metterci il carico da 12. Solo che accade l’inaspettato: Salvatore Vassallo, del Partito Democratico, rivolge un’interrogazione urgente al ministero della Pubblica Innovazione nella quale fa notare un’assenza che brilla nel curriculum di Giacalone. L’assenza di una laurea.
NON E’ LAUREATO – Il giornalista di Libero vicino a Brunetta non solo non possiede un titolo di studio tecnico che gli assicuri competenza per il ruolo che deve svolgere, ma non ne ha proprio nemmeno uno. Non solo. Nella sterminata (cinque pagine) produzione libraria che Giacalone rivendica per sé nel suo sito internet c’è di tutto: libri sulla droga, essendo un seguace di Vincenzo Muccioli e San Patrignano, un’imperdibile storia della federazione giovanile del Partito Repubblicano, un tomo sull’energia nucleare e il movimento ecologia, qualche agiografia di Mammì, un libro sul sistema postale, uno sulle antenne libere, un saggio sul riassetto delle tlc italiane (ma parliamo del 1991: preistoria), e poi titoli quali “Un bel sì per mandare a casa Prodi“, “Il fascino perverso del comunismo“, oltre a partecipazioni, negli ultimi anni, a tutti i pamphlet di Libero sulle varie Coop Rosse, Veltroni, i brogli alle elezioni, la malagiustizia, i fannulloni d’Italia. Su piccola e media impresa, innovazione, distretti industrali, ricerca e sistema produttivo (i temi di cui si dovrà occupare al ministero) in effetti sembra esserci pochino. Per dire: non sarà un metodo scientifico, ma sempre nel suo sito internet che raccoglie la sterminata produzione di articoli per Libero, L’Opinione e altri media, una semplice ricerca della parola “Pmi” non restituisce nessun risultato. “Piccole e medie imprese”, un paio. Ma alla fine, questi sono dettagli. Andrea Augello, sottosegretario che si è presentato a rispondere all’interrogazione di Vassallo, ha detto che i suoi requisiti sono “più che adeguati”. Che altro c’è da aggiungere? Se lo dice un alfiere della meritocrazia come Renato, bisogna crederci e basta.
fonte: giornalettismo