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Gioacchino Genchi ha agito correttamente

Gioacchino Genchi, additato dal Copasir, da politici di destra e sinistra e dalla stampa al seguito come un mostro che spia tutto e tutti e dunque «merita l’arresto» (Gasparri), «ha agito correttamente» senza violare alcuna legge. Lo scrive il Riesame di Roma, presieduto da Francesco Taurisano, nelle motivazioni all’annullamento dei sequestri dei computer di Genchi, disposti dai procuratori Toro e Rossi ed eseguiti dal Ros. Di più: i giudici demoliscono pure le fantasiose accuse mosse a suo carico (abuso d’ufficio, accesso abusivo a sistema informatico, violazione dell’immunità parlamentare e del segreto di Stato). Genchi «non ha violato le guarentigie dei parlamentari interessati all’acquisizione dei tabulati» (Mastella & C.): «agiva di volta in volta in forza del decreto autorizzatorio del pm De Magistris, comunicandogli ogni… coinvolgimento di membri del Parlamento intestatari delle utenze».

L’accesso all’anagrafe dell’Agenzia delle Entrate «non ha arrecato nocumento» ad alcuno. Quanto ai tabulati di uomini dei servizi segreti, «non è dato comprendere il nocumento per la sicurezza dello Stato», ma soprattutto «il tribunale non rinviene la norma di legge» che vieterebbe di acquisire i tabulati di uno 007: «Genchi agì nell’esercizio delle sue funzioni di ausiliario del pm De Magistris». Domandina: quando tre pm di Salerno perquisirono la Procura di Catanzaro e il Riesame diede loro ragione, il Csm li cacciò su due piedi. Ora che due pm di Roma han perquisito Genchi e il Riesame ha dato loro torto, cosa pensa di fare il Csm? Per coerenza, non potrà che promuoverli.

M. Travaglio

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Skype, un mondo intercettabile.

skype

Secondo un’inchiesta di Repubblica le comunicazioni fatte tra due pc attraverso Skype non possono essere in alcun modo intercettate dalla polizia, perchè sono blindate da uno dei software più misteriosi che ci siano sulla rete e da un meccanismo legale invulnerabile.

Leggi l’intera inchiesta su:  inchiesta Skype

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Angola batte Italia

Quanto ad intercettazioni
par che Silvio Berlusconi
abbia alfin cambiato idea,
ma purtroppo la nomea

d’esser subdolo ed infido
fin da quando uscì dal nido
è del tutto confermata.
E’ una finta ben studiata,

per la gioia dei cretini,
di quel Nicolò Ghedini
ch’è il real guardasigilli,
l’uomo che studia i cavilli

e li passa a quell’Alfano
ch’è in giustizia un vero nano,
ma, già del Berlusca schiavo,
oggi fa il ministro bravo.

Restan le intercettazioni,
ma a precise condizioni.
Dan l’ok tre magistrati
a tal uopo convocati

in riunione collegiale,
quando a far d’un criminale
un futuro ergastolano
basta un giudice…E’ un po’ strano,

ma evidenzia la speranza
che dei giudici in mancanza
salti l’intercettazione…
Questo vuole il furbacchione.

Fino a ieri è poi bastato
un “indizio di reato”
per poter intercettare.
Da doman niente da fare,

o è di colpa il grave indizio
o non s’intercetta il tizio
o si sa ch’è un delinquente
o intercettazioni niente…

Da fondamentale aiuto
a regalo al piemme astuto
che ha scoperto quasi tutto
sul presunto farabutto

si fa l’intercettazione.
Vergognosa conclusione:
l’autorizzazion vien data
a galera conquistata

dall’uom di scarsa virtù,
quando, ahimé, non serve più.
E non è finita qui:
massimo sessanta dì

duran le intercettazioni;
dopo, grazie a Berlusconi,
ogni ascolto vien vietato.
Peggio per il magistrato

s’era a un passo dall’arrivo
e l’ascolto è decisivo:
“Troppo tardi, ci dispiace,
chiaramente lei è incapace!”

Poi c’è ancora una follia:
ok alla microspia
solo dove si delinque
od in zone assai propinque,

ma mai dove i delinquenti
si confidano imprudenti,
in commissariato, in cella
o nell’auto di un brighella

dove parlano al riparo.
Il perché non è ben chiaro,
ma è legittimo il sospetto
che sia un altro trabocchetto

per intercettar di meno
come vuole il capotreno.
Nacque in casa del premier
questa belle legge che

fa delle intercettazioni
dei delitti belli e buoni,
dei birboni tipi ammodo
meritevoli di un lodo,

dei banditi gli innocenti,
dei piemme i delinquenti,
dei politici dei puri
e dei giudici i figuri

che rovinan la giustizia,
del Berlusca la delizia
per la qual l’Italia vola
al di sotto dell’Angola.

Carlo Cornaglia

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Intercettazioni: i silenzi non saranno compresi

intercettazioni

Pubblico una lettera inviata ad Antonio Di Pietro  da Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori, sul disegno di legge sulle intercettazioni presentato dal Governo. Lettera che condivido.

Caro Antonio,

con il disegno di legge sulle intercettazioni, il Governo ha avverato la profezia di Julius Von Kirchmann: “Un tratto di penna del legislatore e intere biblioteche diventano carta straccia”. Solo che, in questo caso, a diventare carta straccia sarà la legalità e lo stato di diritto in questo Paese.

Con il disegno di legge sulle intercettazioni, il Governo di fatto ha “falcidiato” uno strumento fondamentale nelle mani dei magistrati per tutelare i cittadini di fronte ad ogni forma di criminalità e corruzione. Per andare oltre ad un’immagine a te cara, questa volta non basta dire che è come togliere il bisturi dalle mani di un chirurgo ma che al chirurgo gli vogliono proprio amputare le mani.

Sono tre i passaggi “perversi” di questo disegno di legge che metteranno a serio repentaglio la sicurezza di milioni di cittadini e che consentiranno alla criminalità organizzata di prosperare indisturbata.

Primo. Da oggi per i reati puniti con meno di 10 anni le intercettazioni sono state di fatto abrogate perché per poterle disporre occorre di fatto che si sia già provata la colpevolezza dell’indagato. Piuttosto che intercettarlo, dunque, lo si andrebbe proprio ad arrestare.

Secondo. Fissare a 60 giorni il termine massimo per le intercettazioni, significa che, se al 59 giorno, se si scoprono ulteriori complici, tutto viene vanificato. Insomma, chi delinque continuerà indisturbato a farlo.

Terzo. Se, nei casi di estorsione, il Governo pretende che sia la persona offesa a chiedere le intercettazioni, in realtà come il Sud del nostro Paese, la battaglia contro il pizzo sarà vanificata per sempre.

Per tutte queste ragioni, ritengo che la riforma delle intercettazioni sia un atto di eversione costituzionale, un attentato alla sicurezza dello Stato, un resa definitiva del Paese alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta.

Di fronte a questo scempio, che segna la vittoria di Berlusconi e dei falchi oltranzisti, non ci sono giustificazione degli alleati che tengano. E’ la sconfitta, senza mezzi termini, di Fini, di An, della Lega e di tutti quelli che, a parole, si professano e si dichiarano difensori della legalità. E’ il più grande regalo della storia del nostro Stato ad ogni forma di criminalità.

Ebbene, di fronte a tutto questo, ci aspettiamo, anzi, diamo per scontato, che le più alte cariche dello Stato, si opporranno a questa tragica scelta. Perché questa legge è ancora più grave del lodo Alfano, perché se il lodo Alfano è una norma eticamente vergognosa poiché garantisce l’impunità ad un uomo, questa sulle intercettazioni è socialmente devastante perché compromette la sicurezza e la libertà di milioni cittadini. Ed è proprio per questa ragione che siamo convinti che tutte le più alte cariche dello Stato comprenderanno che qui sono in gioco valori fondamentali di fronte ai quali, questa volta, silenzi o i mancati contrasti non saranno compresi in quanto rappresenterebbero un danno per il Paese.

Per il supremo rilievo dei valori in campo, il dibattito intorno a questa legge rappresenterà un punto di svolta nella vita democratica e nel confronto politico e istituzionale del Paese. Per questa ragione, le uniche posizioni possibili potranno essere quelle di chi sostiene la legalità o di chi la legalità la infrange, di chi questa legge la contrasta e la combatte, nelle forme e nei modi che appartengono al proprio ruolo, e di chi questa legge la consente o la avvalla. Nel mezzo, questa volta, nessuno si potrà collocare. Perché questa volta un mezzo non c’è.

Massimo Donadi

fonte: antoniodipietro

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